settembre 14, 2010

Diaspora: domani il lancio del Social Network pro-privacy già definito “Anti-Facebook”

 Ci siamo, è previsto per domani 15 Settembre il lancio ufficiale di Diaspora, il nuovo Social Network che fa parlare di sé come il servizio che rivoluzionerà il modo di “fare rete” e che è già stato definito “L’Anti-Facebook  e Facebook-Killer . Anche il nome che gli è stato assegnato sembra essere un richiamo a ciò che dovrà essere una dipartita di massa dal gigante Facebook, che con i suoi 500 milioni di utenti domina la scena dei Social Network.

Il lancio è stato annunciato dagli stessi fondatori di Diaspora sul sito ufficiale . Il team che ha lavorato a questo progetto è composto da quella che sembra essere diventata una prerogativa di ogni start-up promettente: studenti curiosi e desiderosi di contribuire a migliorare lo status quo. In questo caso si tratta di Daniel Grippi, Maxwell Salzberg, Raphael Sofaer, e Ilya Zhitomirskiy, quattro studenti di Informatica della New York University.

La loro idea nasce da una chiacchierata con il professor Eben Moglen, Docente di legge e Storia Legale presso la Columbia University e Director Counsel e Presidente presso il Software Freedom Law Center sulla libertà e la proprietà online.  Discutendo di come poteva essere un Social Network distribuito, da buoni programmatori, hanno iniziato a costruirlo concretamente.

Ma, dunque, in cosa consiste Diaspora? I suoi creatori lo definiscono così:

<<The privacy aware, personally controlled, do-it-all, open source social network>>

Do-it-all: Una volta installato Diaspora provvederà, secondo le preferenze dell’utente, ad aggregare tutte le informazioni come il profilo di Facebook, i propri Tweet con, in aggiunta, una maggiore libertà di integrazione tra i diversi Social Network. Un esempio? Pubblicando un’immagine su Flickr il “seed” genererà automaticamente un Tweet con un link alla foto.

Open Source: Sì, avete letto bene. Installare Diaspora significa anche entrare in possesso delle API di Diaspora V.1 e di tutto il codice di Diaspora secondo la licenza GNU Affero General Public License . Il che significa che sarà personalizzabile e riadattabile alle proprie esigenze, sempre che se ne abbiano le competenze per farlo.

Privacy aware e personally controlled: La struttura di Diaspora è totalmente distribuita. Per poter utilizzare Diaspora è necessario installarlo sul proprio computer o server che si trasformerà così in un “seed” pronto a collegarsi con qualsiasi altro “seed” che si voglia. Una volta connessi i due computer si scambieranno dati e informazioni criptati (con, neanche a dirlo, un free software: Gnu Privacy Guard) direttamente l’un l’altro senza appoggiarsi ad hub esterni, dunque senza lasciare tracce di informazioni e dati personali. Offrendo così un maggiore controllo sui propri dati e sulle proprie connessioni sociali.

E’ questa la grande novità di Diaspora che lo pone come diretto avversario di Facebook, dunque non solo in quanto Social Network, bensì in relazione a quelle caratteristiche che lo rendono “difensore della Privacy” in un periodo di aspre polemiche intorno a Zuckerberg (fondatore di Facebook) e alle sue dichiarazioni riguardo alla Privacy , descritte in modo preciso anche qui . E’ di maggio 2010, infatti, la grossa crisi di Facebook dovuta alle sue nuove regole sulla privacy che ha costretto il suo creatore a un passo indietro con tanto di pubbliche scuse sul Washington Post  .

La seconda curiosità che rende Diaspora così speciale è il modo in cui la sua creazione è stata finanziata. Per poter sviluppare questo innovativo progetto i quattro studenti della New York University avevano bisogno di fondi perciò, con l’obiettivo di raggiungere 10,000$, hanno chiesto aiuto alla rete mettendo sul sito kickstaKter.com il loro progetto . Dopo solo due mesi 6479 sostenitori avevano raccolto il 2006% dei fondi per un totale di 200,641$. Niente male come capitale iniziale.

La sorpresa più interessante, però, è che tra quei 6479 sostenitori ce n’è uno che non può essere paragonato a tutti gli altri. Perché? Perché stiamo parlando (di nuovo) di Mark Elliot Zuckerberg il quale ha fatto una donazione, con una cifra non conosciuta, per questo progetto. C’è chi dice che lo abbia fatto per mettere un seme di una futura partnership (se non ownership), c’è chi dice che lo abbia fatto per fare un po’ di “green washing” dopo le polemiche sulla Privacy, c’è chi dice (lui stesso in un’intervista a Wired.com ) che lo abbia fatto per finanziare “dei giovani che mi ricordano me stesso” quando l’era di facebook stava per cominciare.

Fatto sta che un nuovo Social Network sta per comparire sulla scena e che ha tutte le carte in regola per funzionare nel web 2.0: decentralizzato, con una struttura reticolare, basato su condivisione e partecipazione e autofinanziato da quelli che, si presume, saranno i suoi “early adopters”.

Da domani potremo avere una conferma o una smentita di tutto ciò che è stato detto finora su Diaspora, ma potremmo anche avere una totale sorpresa: le caratteristiche di un Social Network si arricchiscono anche grazie all’uso che ne fanno gli utenti, è questa l’essenza del web partecipativo!

Perciò… Stay Tuned!

luglio 29, 2010

Iran, Green Revolution e Twitter:studio sulle interferenze tra il Web Sociale e la Società

Per completare il mio percorso di studi ho scelto di analizzare le nuove possibilità offerte alla società dai social media e social network. E’ nato così il lavoro che è diventato la mia tesi di laurea “Popoli connessi e governi off-line. La reazione del governo iraniano alla “Green Revolution” via Twitter”.

Mezzi di comunicazione pervasivi e a portata di mano dei singoli individui hanno reso il contesto quotidiano delle nostre vite una rete di contatti facilmente e costantemente attivabili. E’ quanto descritto da Boccia Artieri nel suo saggio SuperNetwork: quando le vite sono connesse (2009).
Allo stesso modo, mezzi di produzione di informazioni sono sempre più accessibili. Il contesto relazionale in cui siamo calati dà la possibilità, secondo quanto detto da Manuel Castells, di generare una autocomunicazione di massa per le masse.

Dunque, l’inversione del processo di produzione di una comunicazione di massa dal one-to-many al many-to-many fa sì che una voce singola, se raccolta e condivisa attraverso social media e social network, acquisti nuova forza con la quale può cercare di far valere i propri diritti anche verso le istituzioni.

Nel mio studio mi sono particolarmente concentrata su ciò che è avvenuto in Iran in occasione delle elezioni presidenziali del 12 giugno 2009. Un popolo oppresso e tenuto sotto scacco dal suo governo attraverso la forza militare e il blocco delle comunicazioni ha trovato comunque il modo, attraverso i Social Network, di far sentire la propria voce e di chiedere sostegno a quell’”Altro Generalizzato” costantemente presente: il “pubblico attivo” nei Social Media.

I due candidati favoriti erano Mahamud Ahmadinejad, presidente uscente ultraconservatore, e Mir Hossein Mousavi, riformatore e primo ministro della Repubblica Islamica dall’81 all’89.

Se da un lato Ahmadinejad ha cercato in tutti i modi di inasprire i già forti controlli del governo su siti web e blog, dall’altro Mousavi ne ha fatto un punto di forza per la sua campagna elettorale, che ha svolto in gran parte su diversi Social Network tra cui Facebook, Twitter, Flickr, You Tube, delicious.

Sebbene gli exit poll dessero vincitore il riformatore Mir Hossein Mousavi, Mahamud Ahmadinejad viene riconfermato presidente.

Sono nati, così, sospetti di brogli elettorali e nonostante le violente repressioni sia fisiche che mediatiche da parte del governo, il movimento di protesta continua, prende vita e si alimenta sul web.

Foto, video, testimonianze delle violenze compiute dalla polizia sui manifestanti sono state pubblicate sul web insieme a vari tipi di istruzioni: come evitare i posti di blocco dei pasdaran, come riconoscere le trappole, come difendersi dai gas lacrimogeni, prime istruzioni di soccorso a feriti, luoghi e date delle manifestazioni e comunicati ufficiali dal leader dell’opposizione Mousavi.

Le informazioni prodotte in loco dai singoli sono state diffuse a livello globale, attraverso link, condivisioni e ri-pubblicazioni entrando anche nel sistema dei mainstream media internazionali. Questi, infatti, si sono trovati costretti ad attingere alle informazioni presenti in rete e prodotte dai manifestanti per via delle forti restrizioni e minacce attuate dal governo iraniano verso i giornalisti esteri. Entrando nel sistema dei media il movimento è così cresciuto, ha potuto auto-osservarsi, rinforzando la propria identità e di conseguenza la resistenza.

Facebook, Twitter, YouTube, Flickr e Blog hanno permesso che la protesta si virtualizzasse diventando globale perché per partecipare era sufficiente un semplice click di condivisione o re-tweet o like.

Una volta raggiunto il globale il movimento di resistenza è tornato ad essere “locale” generando dei veri e propri precipitati di resistenza facendo nascere manifestazioni di potesta solidale in paesi molto lontani dal”Iran.

In seguito a questi avvenimenti il governo iraniano ha messo in atto delle strategie sia politiche interne sia comunicative, che possono essere riconosciute come comportamenti volti a placare la protesta, a migliorare l’immagine internazionale dell’Iran, più cupa che mai, e a non perdere consensi tra quelle persone non direttamente coinvolte nella protesta.

Siamo forse di fronte alla conferma che attraverso i Social Network si stiano delineando i contorni di un nuovo soggetto sociale e politico, effimero, locale e globale, fatto di singoli interconnessi; con il quale, se attivato, le istituzioni sono costrette ad interagire e con il quale devono imparare a rapportarsi?

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