Che cosa è il Social Media Marketing? A quali esigenze va a rispondere? Quali strumenti utilizza?
Allego quì una presentazione molto sintetica, che spiega come in questi anni è cambiato il nostro modo di vivere il web.. le nostre relazioni.. ed il nostro modo di rapportarci con il mercato.
Un cambiamento che ha portato uno scardinamento dei [...]
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Gioiacommunica nel Dossier Web Marketing di Pc Magazine
Su PC Magazine di Febbraio è uscito un approfondito dossier intitolato “Social Media per il Business. Conoscere ed utilizzare i nuovi strumenti web 2.0 per il Marketing è un’opportunità per affrontare la crisi.”
E’ stato un onore prenderne parte in qualità di esperta, per lo spessore degli altri intervistati, Pepe Moder – Head of Digital Barilla e Niccolo Magnani – Digital Consultant e Manager di MRM Worldwide del gruppo McCann, ma soprattutto per il taglio dell’articolo: finalmente un dossier sul web marketing completamente focalizzato sui social media e mobile.
Quella che era una branca del web marketing ritenuta di “contorno”, il Social Media Marketing ora è divenuto centrale nella strategia di comunicazione aziendale, in special modo per le PMI.
Finalmente le aziende (e la carta stampata) e stanno comprendendo il nuovo modo di vivere il web per sfruttarne appieno le dinamiche.
Addirittura, come ben ha spiegato Pepe Moder nel suo intervento, sta dando una scossa al mercato: i più snelli, veloci (potrebbero essere le piccole e medie imprese) hanno una marcia in più.
Interessante l’intervento di Magnani, che ha parlato di Mobile Marketing ed integrazione con le piattaforme di Social Networking come Facebook, e le importanti implicazioni in termini di una strategia di comunicazione legata al territorio (georeferenziazione), oltre che nel campo Medical.
Infine, io mi sono concentrata sulle applicazioni Facebook per il Marketing e la Monetizzazione, oltre che per il Cause Related Marketing (accennando al nuovo progetto FundCauses – alla prima release, il primo passo per un progetto molto ambizioso che vuole coinvolgere utenti socialmente impegnati ed aziende in un’ottica di responsabilità sociale, come ben evidenziato nella sezione “che cosa sarà FundCauses“)
Non vado oltre.. lascio a voi la lettura!
2009 – 2010: Un anno con Gioiacommunica
In questo gennaio 2010 Gioiacommunica compie un anno!
Al fine di festeggiare questo importante ricorrenza, è stato creato un Magazine virtuale che ripercorre questo fantastico anno.
Come scrivo nella seconda copertina:
”
Il 2009 è stato un anno intenso, ricco di progetti, spunti, idee, e tanti semi piantati per gli anni a venire.
Questo issuu vuole essere un omaggio a tutti gli amici, partner, clienti, curiosi, maestri, che mi hanno seguita, accompagnata, guidata.
Con l’augurio 2010 estenuante, ricco di sogni , stravolgimenti, novità, progetti, realizzazioni, soddisfazioni e con la valigia sempre lì pronta, alla Gioiacommunica insomma…
Con affetto
Gioia
”
Buona lettura!!
On line le slide del Facebook Developer Garage Venezia – Monetizzazione e Marketing
Sono on line le slide della mia presentazione al Facebook Developer Garage di Venezia del 23 Ottobre, dal titolo “Monetizzare le applicazioni Facebook e le applicazioni per il Marekting aziendale”.
Sono in formato PDF ed è possibile scaricarle:
Mosca bianca? Non saprei.. informatica, bè quello un po’. Ecco chi sono…
Venerdì, subito prima del mio workshop al Facebook Developer Garage di Venezia, una giornalista del Corriere del Veneto mi ha fatto un intervista. Il giorno dopo è uscito un articolo: Il guru di Facebook: «Vivremo con il filtro dei social network»
Ecco cosa è stato scritto di me: “Donne po che fra questi smanettatori. Per questa ragione balza agli occhi la presenza della marchigiana Gioia Feliziani. Non è un’infor matica, ma una trentunenne laureata in Scienza delle comu nicazione. Una mosca bianca che non ha mai patito la disoccupazione. Perché ha saputo co niugare gli studi umanistici al ruolo strategico che i social network possono avere nel marketing. Appena laureata è passata da azienda in azienda e ora si è messa in proprio. Con profitto e passione.”
E’ sicuramente molto gentile quello che è stato scritto, anzi, ringrazio tantissimo per la visibilità datami.
Le affermazioni però centrano solo in parte quello che sono: ecco il perché di questo post di chiarimento, visto che il link a quest’articolo sta rimbalzando un po’ qui e là nella blogosfera.
Innanzitutto, non so che programma ha ora Scienze della Comunicazione, ma ai miei tempi ogni anno avevamo delle idoneità di informatica da superare.
Il programma includeva, tra le altre cose, la programmazione web (HTML e Dreamweaver). Durante il mio Erasmus in Inghilterra ho approfondito l’aspetto della grafica. Come ho sottolineato alla giornalista poi, le mie prime esperienze di lavoro le ho fatte in programmazione (Java Script, SQL e Asp).
In seguito ho messo da parte lo sviluppo, per approfondire la parte della comunicazione, contenuti e marketing. Le mie competenze di programmazione però mi sono servite molto utili, soprattutto quando nel passaggio dal così detto web 2.0 dove c’erano bisogno di professionalità “ibride”.
Ecco che per lavorare per Google come quality rater c’era bisogno di valutare la usabilità e come la qualità / coerenza dei contenuti, ma anche dare una sbirciatina al codice per verificare il rispetto degli standard Google. Anche successivamente nelle agenzie dove ho collaborato per progetti 2.0 oriented, facendo un po’ la trottola dal reparto accounting per la strategia, quello creativo per il copywriting, il project management per seguire le fasi di produzioni ed il testing, oltre che la pianificazione per la parte di marketing ed il Seo e Smo.
Per i miei progetti attuali è vero che per la parte di sviluppo e grafica (spesso) mi affido a Partner e collaboratori esterni, non si può far tutto.
Ora, non so cosa si intende in questo articolo con il termine “informatico”: è un po’ vago. Diciamo che non ho un’impostazione solo umanistica – anche quella è comunque importante- e conosco bene ciò su cui e con cui lavoro.. e ciò che creo!
D’altronde sono cosciente che non è sempre facile comprendere le nuove professionalità un po’ “eclettiche” o “ibride” del web sociale, da parte mia forse ho dato delle cose per scontate.
Per il resto ringrazio ancora Macri Puricelli per l’immagine che ha dato di me: di una marchigiana in giro per il mondo entusista del suo lavoro. .. perché è proprio questo quello che sono!
Facebook Developer Garage Venezia: prova sviluppatori superata. E ora?
Ieri è stata per me una giornata esaltante. Ho percorso viette, ponti, canali (complice lo sciopero dei mezzi :-p) .. della favolosa Venezia ed ho presentato al Facebook Developer Garage.
All’evento erano presenti più di 200 persone, tra sviluppatori, blogger, innovatori, Venture Capitals, titolari di aziende ed esperti di Marketing, giornalisti e curiosi.
Il livello sia di interesse ma anche di professionalità del pubblico era molto alto, e questo ha contribuito a rendere lo scambio tra intervenuti e relatori ancora più denso ed interessante.
Prima di me hanno parlato Roberto Marmo ed Angelo Iacubino, co- autori del libro “Fare applicazioni con Facebook“.. di roba tosta: codice!
Il mio intervento era centrato su come guadagnare con le applicazioni Facebook: ho esposto diversi modelli di Business – dal lancio di una applicazione allo scopo di monetizzazione alle applicazioni per il Marketing Aziendale, con uno sguardo al Social Fundraising e la Corsporate Social Responsability – i punti chiavi per progettare un’applicazione di successo e di un progetto strategico, l’aspetto economico del ritorno di investimento, ed infine le diverse fasi – e professionalità coinvolte – per la creazione di un’applicazione Facebook. Presto saranno on line le slide!
Dopo di me è stata la volta di Antonio Tomarchio che ha presentato Simply.com, servizio che permette di inserire pubblicità targettizzata all’interno delle applicazioni.
Giornata a dir poco elettrizzante! Anche perchè grazie al networking ed alle belle professionalità presenti, si è butatta tanta carne al fuoco e tante idee per nuove progetti, di cui vi terrò aggiornati
.
Ah! Un tks anche a Roldano De Persio per la gentilevideo intervista:
Presentazione “Fare Marketing con Facebook: being creative”
Queste sono le slide che ho presentato in coccasione dell’aperitivo “Quando Facebook entra in azienda” del 28 Agosto 2009.
Prima della presentazione, è stata proiettata l’intervista al Team di Facebook, mentre Chiara de Caro ha fatto un’introduzione sui numeri di Facebook, anche legati ai diversi utilizzi del Social Network quale piattaforma di photo sharing e video sharing .
Nei prossimi giorni l’arricchirò con note e riferimenti, nel frattempo vi suggerisco di visitare il Blog ufficiale del Social Network (http://blog.facebook.com/) ed il Blog dedicato agli Sviluppatori (http://developers.facebook.com), oltre che la sezione pubblicità (http://www.facebook.com/advertising/?src=pf).
Questa è la guida sulle pagine (http://www.facebook.com/advertising/FacebookPagesProductGuide.pdf ).
“Fare Business con Facebook”: i conti non tornano.
Lo scorso Venerdì 28 Agosto, in occasione dell’incontro GGDMarche “Quando Facebook entra in azienda”, ho avuto l’occasione di confrontarmi direttamente con Luca Conti sul suo libro “Fare Business con Facebook” edito Hoepli ed uscito lo scorso mese.
Libro che nei giorni pre-evento ho avuto modo di leggere e che a mio avviso, anche sulla base della mia esperienza nell’ ideazione e gestione di campagne di comunicazione sul Social Network, contiene diverse criticità.
Ecco che la mia presentazione “Fare Marketing con Facebook… being creative” ha avuto anche lo scopo di chiarire alcuni punti chiave.
Domani pubblicherò la presentazione, completa di link a risorse presenti su web e di tutte le note / didascalie, nel frattempo in questo post volevo concentrami su un’analisi del testo.
La prima problematica riguarda la natura dei Gruppi e delle Pagine come strumenti di Marketing per le aziende.
Nel cap 4 dedicato ai Gruppi, Conti dice: “I Gruppi sono la parte di Facebook che, fin dal principio, ha permesso di avviare una conversazione e una discussione tra aziende e consumatori, membri del network, con un’ottica orientata al marketing” (p.43). Ecco che in seguito alle aziende che vogliono promuovere la loro attività o i loro prodotti l’autore suggerisce di aprire un gruppo, con il nome stesso dell’azienda / prodotto.
Come si può ben desumere dall’ intervista fatta da me e Chiara de Caro al Marketing Team di Facebook, i gruppi non sono stati creati, né sono concepiti, come strumento di Marketing.
A tal proposito ho chiesto chiarimenti a Cat Lee, Program Manager del Platform Facebook Marketing Team, che mi ha risposto:

Cat Lee, Program Manager del Platform Marketing Team di Facebook
In sostanza, Facebook stesso raccomanda le Pagine ( o Profili Pubblici) a Brand, Celebrità, Artisti e Personaggi Pubblici… questo perché i loro aggiornamenti appaiono direttamente nelle news e nelle segnalazioni “in primo piano”, e perché è possibile aggiungere il “Fan Box” nel sito / blog dell’azienda / personaggio, da cui è possibile divenire fan, anche quindi esternamente a Facebook.
I Gruppi sono stati creati “per organizzare persone insieme” - come club, associaizoni di business o semplicemente persone che condividono un interesse – ed hanno il limite dei 5000 iscritti.
Come ho spiegato venerdì inoltre, sono tanti i tool che la Pagina (o Profili Pubblici) mette a disposizione e sono utilissimi per il Marketing: possibilità di aggiungere sempre nuove funzionalità grazie alle applicazioni, possibilità di personalizzazione, disponibilità di tutti i report e statistiche, possibilità di importare i contenuti di siti / blog esterni. Altro vantaggio della Pagina (o Profilo Pubblico), è che l’azienda o personaggio pubblico interagisce con gli iscritti / fan, inviando messaggi, pubblicando link, aggiornando il proprio status etc. con una propria identità. Nel caso del Gruppo sono gli amministratori che interagiscono con gli iscritti con la loro identità privata, quindi l’azienda si trova nella necessità di eleggere dei rappresentanti visibili che parlino per loro conto.
Cat Lee ha suggerito di leggere un interessante articolo al riguardo, “Facecebook Pages v/s Facebook Groups: What the difference?”, dove in conlusione si afferma: “Groups are great for organizing on a personal level and for smaller scale interaction around a cause. Pages are better for brands, businesses, bands, movies, or celebrities who want to interact with their fans or customers without having them connected to a personal account, and have a need to exceed Facebook’s 5,000 friend cap.”
Questo lo schema riassuntivo, parte della mia presentazione, che ben chiarisce le caratteristiche distintive dei due strumenti:

Slide 19 - Presentazione di Gioia Feliziani "Fare Marketing con Facebook... being creative" per le GGDMarche
L’autore di “Fare Business su Facebook” continua descrivendo i Gruppi come spazio “in cui raccogliere community già entusiasta del vostro prodotto, trascinando nuovi utenti tra il pubblico dei clienti, degli amici e dei semplici curiosi di passaggio” (p.44), e sottolinea che questo richiede un impegno da parte dell’azienda a far parte della conversazione, consigliando ai soggetti che invece non si sentono pronti a sostenere tali attività di una Pagina (o profilo pubblico).
Luca Conti, poi, continua “ Se la comunicazione unidirezionale e l’aggiornamento sulle ultime novità, nel vostro piano di comunicazione, prevale rispetto alle opportunità offerte dagli strumenti per stimolare il dibattito con gli iscritti, è probabile che anche in questa situazione il profilo pubblico sia lo strumento più rispondente alle esigenze determinate dalla campagna” (p.45).
Mi chiedo, su che basi poggia quest’ affermazione?
Entrambi, sia il Gruppo che la Pagina (o Profilo Pubblico), hanno una sezione dedicata alle discussioni (attualmente nella Pagina bisogna aggiungerla, ma è molto facile ed intuitivo) quindi entrambi sono un luogo di dialogo e dibattito, solo che la pagina ha in più degli strumenti / caratteristiche orientate al Marketing.
Quando è stata posta la domanda a Luca Conti su questa criticità, lui ha risposto che la situazione è cambiata lo scorso Marzo, quando è stata aggiunta la funzionalità degli status update per le Pagine o Profili Pubblici (infatti scrivere un libro su una piattaforma in continua evoluzione come Facebook è una bella sfida!).
In realtà le cose non stanno proprio così: sì, è vero che questa nuova funzionalità è stata aggiunta questa primavera, ma tutti i restanti tool (possibilità di aggiungere applicazioni, personalizzazione, analitics, maggiore visibilità delle pagine ecc) erano già presenti da prima.
In definitiva, i Gruppi e le Pagine (Profili Pubblici), sono due strumenti con una natura profondamente diversa: il primo è nato per agevolare la formazione, interazione ed organizzazione di gruppi di interesse, la seconda per permettere a soggetti pubblici, come le aziende, di comunicare, aggregare, promuoversi, creare comunità.
Questo non esclude perentoriamente che il gruppo possa essere utilizzato dalle aziende a scopo di Marketing, ma in maniera creativa e soprattutto, rispettandone la natura di spazio appartenente agli utenti.
Io stessa ne ho portato un esempio: quello della campagna Feltrinelli (sett. 2008) che ho seguito, dove per lanciare un libro ancora non uscito in libreria, la prima mossa è stata la creazione di un gruppo Facebook, dove il nome del gruppo e la descrizione, richiamano valori condivisi e temi trattati nel libro.
Il nome dell’amministratore (Psico Naufraga*) è stato ispirato da una frase del libro da lanciare, mentre la sezione info conteneva il link ad una lending page dove era possibile scaricarsi il primo capitolo del libro in anteprima.
I temi e le discussioni erano sì relazionati al libro (es. le feste, la provincia ecc.), ma il libro non veniva mai citato direttamente.
In un secondo momento, quando il libro è poi uscito negli scaffali e ci sono stati i primi lettori, è stata creata la Pagina (Profilo Pubblico).
In sostanza, un conto è creare un gruppo di interesse, magari sponsorizzato (es. un’azienda che produce biciclette che crea un gruppo di appassionati di bicicletta), che rimane comunque uno spazio dedicato agli appassionati, altro è creare un gruppo dedicato all’azienda, addirittura con il suo nome, come alternativa alla Pagina (o Profilo Pubblico).
Altro utilizzo creativo dello strumento dei Gruppi, potrebbe essere il loro utilizzo da parte delle aziende per avvantaggiarsi di network già esistenti, che corrispondono al loro target di vendita.
Tornando allo stesso esempio di prima, un’azienda di biciclette potrebbe fare una ricerca di gruppi di appassionati di ciclismo, e proporre all’amministratore di comunicare sconti e promozioni dedicati agli iscritti.
Un errore da evitare comunque è, a mio avviso, aprire un gruppo con come nome del brand / azienda – come consigliato nel libro: può essere fuorviante e, se si decide di aprire una pagina per gli ovvi vantaggi sopra menzionati, dispersivo.
Altra criticità del testo riguarda il capitolo 7, dove l’autore propone alle aziende di fare “Cause Marketing” attraverso l’applicazione “Cause”. All’argomento viene dedicato un intero capitolo.
Come ho evidenziato durante l’incontro, quello del Cause Marketing due.zero è un argomento che mi interessa molto e che sto approfondendo.
Luca Conti nel libro propone alle aziende di creare una Causa, ma propone di farlo attraverso il proprio profilo personale. Ecco che si ripresenta lo stesso problema dei gruppi, quello della personalità.
Io suggerisco piuttosto di aggiungere l’applicazione Causes alla Pagina (o Profilo Pubblico aziendale) e creare la causa direttamente con l’identità pubblica.
In questo modo inoltre, l’azienda può comunicare in una sezione apposita della sua Pagina, il suo aderire ad una o più cause.. anche non necessariamente create dalla stessa.
Ecco che si riafferma l’esigenza per le aziende su Facebook di creare una propria Pagina (o Profilo Pubblico).
Inoltre: nel capitolo delle applicazioni non vengono citate le applicazioni che io chiamo “redirect”, cioè che portano l’utente in un sito esterno, dove magari si deve registrare per fruire di un servizio. Questa tipologia di applicazione è molto interessante per le aziende che hanno come obbiettivo quello di ricevere traffico da Facebook.
In generale posso dire che è interessante come è strutturato il libro, una sorta di “manuale per Dummies”, molto chiaro. Mancano forse analisi, approfondimenti con dati e risultati, che sono molto utili ad un’azienda nel decidere quale strategia adottare. Probabilmente l’intenzione dell’autore è propria questa, mantenersi ad un certo livello di semplicità ed operatività.
Mancano degli schemi riassuntivi con il confronto dei vari strumenti.
Interessante invece l’idea di aggiungere delle affermazioni di esperti e blogger, molto utile anche per scopi di pubbliche relazioni / promozione del libro.
… Concludendo, visto che con “Fare business con Facebook” i Conti non tornano.. allora meglio fare gruppo o voltare pagina?
Il fatto è, come poi lo stesso Luca Conti conclude, Facebook è di per se un “libro aperto”, in continua evoluzione con tante novità che c’è il rischio che, anche nel momento in cui scrivo questo post, sia già scaduto!
*Nota aggiunta il 4 settembre 2009: Gli attuali Statment of Right and Responsability (ultimo aggiornamento lo scorsa primavera) richiedono agli utenti di non fornire false informazioni all’interno del loro profilo. Anche se non ci sono controlli reali (se non dietro segnalazione), è giusto presentarsi con onestà con un’identità reale ed essere trasparenti, visto che Facebook è nato e si è sviluppato da network reali. Si consiglia dunque di creare i Gruppi con un profilo personale veritiero ed esistente.
Summer Time, BeachCamp arrive!
E’ estate, fa caldo ed al mare si sta da dio… allora, noi geek che facciamo, ce ne stiamo davanti agli schermi con i nostri occhialoni al buio delle quattro mura? No………………….
I ”nomadi” della rete come ci hanno simpaticamente chiamati.. o campisti.. o bloggers.. o appassionati.. o professionisti… sviluppatori.. markettari.. creativi.. insomma di tutto un pò, basta che come unico denominatore ci sia sempre e comunque la passione per tecnologia, domani Sabato 8 Agosto in Abruzzo – a Francavilla a Mare, si incontreranno per l’ennessimo BarCamp.
In questa occasione non ci sarà un tema a guidare gli interventi, ma sarà veramente un Camp più libero che mai.
Il nome del camp è tutto un programma: BeachCamp!
Sarà una sorta di Baywatch della blogosfera per intenderci. Non c’è niente da ridere, sono serissima, perchè i blogger del bel paese in fatto di fisico non hanno niente da invidiare ai fusti californiani.
Nell’ eventbrite dell’evento, oltre ad avere tutte le info al riguardo, ci sono anche le foto degli incontri passati: http://beachcamp.eventbrite.com/. Che ve ne pare, vi ho convinti a venire?
Allora mi raccomando, domani 8 Agosto 2009 a Francavilla a Mare dalle ore 10.00, si parlerà di tecnologia, si farà una bella grigliata in spiaggia, e per cena ci saranno gli squisiti arrosticini abruzzesi.
Come sempre sarà un ambiente aperto e socievole, potete venire per discutere di un argomento a voi caro, o semplicemente per assistere e socializzare.
Per gli “sfigati” (
) che se ne rimarranno in casa, con i loro occhialoni di fronte agli schermi, nooooo problem, c’è Gioiacommunica su twitter ( http://twitter.com/Gioiacommunica ) che – tra un tuffo al mare ed una chiacchierata – vi terrà aggiornati sull’evento, il cui Hashtag ufficiale è : #beachcamp.
La Consumer Experience nel Web Sociale
Lunedì 20 Luglio sono stata invitata alla sede milanese dell’UNIPRO ( Associazione Italiana della Imprese Cosmetiche) per parlare delle potenzialità del web per la comunicazione aziendale.
Per me è stata un’occasione molto formativa per confrontarmi con diverse realtà, dalle grandi aziende internazionali ai proprietari di singoli saloni. Ho avuto così l’opportunità di conoscere le loro esigenze, le loro visioni, i loro dubbi e di risponderne.
Dal confronto sono usciti molti spunti interessanti, che cercherò di riportare in questo articolo.
L’incontro all’Unipro è stato organizzato in collaborazione con QPX, azienda che da anni si occupa dell’analisi e studio della Consumer Satisfaction [e che ora, grazie al supporto di Gioiacommunica, sta progettando un nuovo strumento, sotto forma di questionario on line, per l'analisi della Consumer Experience, utile per le aziende anche per lo studio di campagne di Marketing e Comunicazione mirate]*Aggiornamento in data 27 Agosto 09: Gioiacommunica – e collaboratori – ha deciso di interrompere il progetto a causa di accordi non rispettati da QPX.
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La mia presentazione, effettuata anche grazie al supporto e contributo di Beatrice Finauro, ha lo scopo di mostrare le potenzialità del web, ed in particolare del web sociale, come strumento di Marketing e Comunicazione e soprattutto come luogo dove l’esperienza del consumatore continua e si sperimenta, al di la delle mura del salone.
Questa la presentazione:
Al termine dell’incontro sono stati posti diversi quesiti.
Una problematica evidenziata è quella relativa al rischio di puntare tutta la campagna di comunicazione su web, non coinvolgendo così tutta quella fetta di pubblico che non è su internet.
Come evidenziato dai dati risportati durante la presentazione, il web / web sociale è ormai un fenomeno di massa. Addirittura, abbiamo visto che è in aumento tra gli over 35, sfatando così il mito che internet sia solamente una “cosa da giovani smanettoni”.
Questo fenomeno è dovuto essenzialemnte a due motivi: ad un invecchiamento fisiologico della popolazione, ma soprattutto alla semplicità dello strumento che ha permesso una massiva alfabettizzazione ed accesso anche a coloro che prima si sentivano esclusi.
Gli strumenti di condivisione del web sociale (come ad esempio i tastini “share” che permettono la diffusione dei contenuti nelle diverse piattaforme di social network, ed altri ancora), inoltre, permettono il riprodursi, di fenomeni che già vivono off line, come il passaparola. Questo punto è stato sottolineato in sede di dibattito, anche da Andrea Paternostro, ricercatore e giornalista, collaboratore del Sole-24 Ore, presente durante l’incontro.
Ecco che l’esperienza on line, alimenta ed amplifica l’esperienza of line e viceversa, ed è importante per le aziende adottare una strategia di comunicazione integrata e cross mediale.
Lo stesso caso studio TIGI riportato nella presentazione, con l’organizzazione di eventi on line ed off line in parallelo, ne è un ottimo esempio.
Un’altra problematica sollevata è quella relativa al monitoraggio.
Una caratteristica del web come media, è la sua “tracciabilità”. E’ infatti possibile individuare degli indici (accessi, keyword utilizzate nelle ricerche, visualizzazioni, risposte, feedback ecc) che permettono la misurabilità, l’analisi e la valutazione sia delle attività di Social Media Marketing ed Internet PR ma anche delle campagne di comunicazione effettuate su altri media, visto che spesso gli utenti esprimono i propri feedback on line.
Su web sono a disposizione degli strumenti gratuiti di misurazione delle conversazioni (o BUZZ) che è utilissimo utilizzare in maniera incrociata, anche se attualmente non offrono un’affidabilità scientifica.
Negli ultimi mesi, inoltre, molte aziende hanno confezionato ed introdotto nel mercato prodotti a pagamento per la misurazione del BUZZ, molto utili dal punto di vista quantitativo ma, per i limiti relativi all’analisi semantica, un pò meno dal punto di vista qualitativo.
Dal mio canto, la mia opinione è che le aziende dovrebbero in questo contesto soffermarsi meno sui numeri e sull’esigenza di controllo, e puntare sulla qualità delle relazioni e delle esperienze, che gli strumenti del Social Media Marketing permettono.
Altro quesito sollevato è l’efficacia del Social Media Marketing per le aziende che operano in aree geografiche circoscritte.
Molte sono le comunità web che sono nate, e si sono sviluppate, da comunità locali, per agevolarne la condivisione dei valori e la socializzazione al loro interno.
Lo stesso colosso Facebook, nasce e si sviluppa da e su comunità (ad iniziare dai College americani) preesistenti e fortemente legate al territorio.
Ecco che le aziende, attraverso gli strumenti del Social Media Marketing, hanno la possibilità di comunicare ad un target mirato, anche geograficamente.
In ultimo, una problematica evidenziata è quella dell’accessibilità in termini di budget da parte delle piccole e medie imprese.
Se ci sono dei Social Network, come ad esempio MySpace e Netlog, che, per la creazione di un profilo aziendale, di applicazioni o l’inserimento di materiale virale come i video, prevedono un investimento iniziale sotto forma di publicità display (banner) che si aggira intorno ai 20.000 euro, ci sono altri Social Network, come Twitter, Friendfeed e lo stesso Facebook dove questa barriera iniziale non è imposta.
Facebook, ad esempio, punta molto alle piccole e medie imprese, fornendogli gratuitamente la possibilità di crearsi un proprio spazio, una FanPage, di creare applicazioni o di utilizzare strumento come Facebook Connect, per collegare il proprio sito al Social Network.
In questo caso, i costi per le aziende sono quelli relativi alla strategia, di settaggio ed eventualmente di programmazione, la creativita e, importantissimo, i costi di gestione degli spazi per mantenere vive le relazioni.
In sostanza, dunque, il Social Media Marketing permette una “modellabilità” e “modulabilità” delle strategie di comunicazione, personalizzabili a seconda delle esigenze e disponibilità.
E’ importante poi tenere in considerazione che il web sociale permette di sfruttare la comunicazione spontanea, il passaparola, la creatività dei propri utenti / consumatori, che diventano per le aziende un vero strumento attivo di comunicazione oltre che un importante fattore di innovazione, grazie al valore e l’importanza dei loro feedback on line.
Se avete dei quesiti da pormi, o qualcosa da aggiungere alle mie argomentazioni, sono aperta a qualsiasi vostro spunto o riflessione.
Quando l’e-commerce (e non solo) è donna.
Quando sabato 23 Maggio sono andata al MaM – Camp organizzato dal Sole 24 Ore sul tema del mondo mamma, sono rimasta colpita dallo spirito d’iniziativa, forza, tenacia ed intraprendenza di queste mamme che hanno utilizzato il web come forma di emancipazione: per esprimere i propri pensieri, paure, idee, creatività… ma anche per un’idea di business.
Si, perchè molte donne – soprattutto con la gravidanza - hanno deciso di divenire imprenditrici di se stesse aprendo una loro attività, solitamente legato all’e-commerce (ma non solo.. ci sono i servizi ed il turismo).
Che dire.. complimenti!
Ecco che tutta questa energia mi ha spinta a creare una presentazione per il successivo (16 Giugno) MomCamp.
Il titolo del mio intervento è stato “E- commerce al femminile: da consumatrici a imprenditrici, da bersaglio a protagoniste“.
Vorrei spendere un paio di parole sul perchè di questo mio intervento.
Innanzitutto una motivazione personale: è pur vero che non sono una mamma, ma una possibile maternità è purtroppo sempre stata per me, e per molte donne, una “spada di Damocle” dal punto di vista professionale.
E’ si diciamocelo, i nostri datori di lavoro (o eventuali datori di lavoro) ci fanno troppo spesso percepire la maternità come elemento negativo mettendoci alle strette con delle scelte tra la nostra vita privata e futuro professionale.
Ecco che per una donna il lavoro autonomo diventa una scelta forte di autonomia e di coraggio, quella di voler essere padrone della propria vita e delle proprie scelte.
Ci sono poi dei motivi professionali: mi sto attualmente occupando della comunicazione on line di un nuovo progetto di e-commerce ( Copertosa ) presto on line, e sto stringendo accordi di partnership per il marketing e la comunicazione per una nuova start up di e-commerce (presto maggiori dettagli).
Di seguito la mia presentazione su Slideshare:




