Lo scorso Venerdì 28 Agosto, in occasione dell’incontro GGDMarche “Quando Facebook entra in azienda”, ho avuto l’occasione di confrontarmi direttamente con Luca Conti sul suo libro “Fare Business con Facebook” edito Hoepli ed uscito lo scorso mese.
Libro che nei giorni pre-evento ho avuto modo di leggere e che a mio avviso, anche sulla base della mia esperienza nell’ ideazione e gestione di campagne di comunicazione sul Social Network, contiene diverse criticità.
Ecco che la mia presentazione “Fare Marketing con Facebook… being creative” ha avuto anche lo scopo di chiarire alcuni punti chiave.
Domani pubblicherò la presentazione, completa di link a risorse presenti su web e di tutte le note / didascalie, nel frattempo in questo post volevo concentrami su un’analisi del testo.
La prima problematica riguarda la natura dei Gruppi e delle Pagine come strumenti di Marketing per le aziende.
Nel cap 4 dedicato ai Gruppi, Conti dice: “I Gruppi sono la parte di Facebook che, fin dal principio, ha permesso di avviare una conversazione e una discussione tra aziende e consumatori, membri del network, con un’ottica orientata al marketing” (p.43). Ecco che in seguito alle aziende che vogliono promuovere la loro attività o i loro prodotti l’autore suggerisce di aprire un gruppo, con il nome stesso dell’azienda / prodotto.
Come si può ben desumere dall’ intervista fatta da me e Chiara de Caro al Marketing Team di Facebook, i gruppi non sono stati creati, né sono concepiti, come strumento di Marketing.
A tal proposito ho chiesto chiarimenti a Cat Lee, Program Manager del Platform Facebook Marketing Team, che mi ha risposto:

Cat Lee, Program Manager del Platform Marketing Team di Facebook
In sostanza, Facebook stesso raccomanda le Pagine ( o Profili Pubblici) a Brand, Celebrità, Artisti e Personaggi Pubblici… questo perché i loro aggiornamenti appaiono direttamente nelle news e nelle segnalazioni “in primo piano”, e perché è possibile aggiungere il “Fan Box” nel sito / blog dell’azienda / personaggio, da cui è possibile divenire fan, anche quindi esternamente a Facebook.
I Gruppi sono stati creati “per organizzare persone insieme” - come club, associaizoni di business o semplicemente persone che condividono un interesse – ed hanno il limite dei 5000 iscritti.
Come ho spiegato venerdì inoltre, sono tanti i tool che la Pagina (o Profili Pubblici) mette a disposizione e sono utilissimi per il Marketing: possibilità di aggiungere sempre nuove funzionalità grazie alle applicazioni, possibilità di personalizzazione, disponibilità di tutti i report e statistiche, possibilità di importare i contenuti di siti / blog esterni. Altro vantaggio della Pagina (o Profilo Pubblico), è che l’azienda o personaggio pubblico interagisce con gli iscritti / fan, inviando messaggi, pubblicando link, aggiornando il proprio status etc. con una propria identità. Nel caso del Gruppo sono gli amministratori che interagiscono con gli iscritti con la loro identità privata, quindi l’azienda si trova nella necessità di eleggere dei rappresentanti visibili che parlino per loro conto.
Cat Lee ha suggerito di leggere un interessante articolo al riguardo, “Facecebook Pages v/s Facebook Groups: What the difference?”, dove in conlusione si afferma: “Groups are great for organizing on a personal level and for smaller scale interaction around a cause. Pages are better for brands, businesses, bands, movies, or celebrities who want to interact with their fans or customers without having them connected to a personal account, and have a need to exceed Facebook’s 5,000 friend cap.”
Questo lo schema riassuntivo, parte della mia presentazione, che ben chiarisce le caratteristiche distintive dei due strumenti:

Slide 19 - Presentazione di Gioia Feliziani "Fare Marketing con Facebook... being creative" per le GGDMarche
L’autore di “Fare Business su Facebook” continua descrivendo i Gruppi come spazio “in cui raccogliere community già entusiasta del vostro prodotto, trascinando nuovi utenti tra il pubblico dei clienti, degli amici e dei semplici curiosi di passaggio” (p.44), e sottolinea che questo richiede un impegno da parte dell’azienda a far parte della conversazione, consigliando ai soggetti che invece non si sentono pronti a sostenere tali attività di una Pagina (o profilo pubblico).
Luca Conti, poi, continua “ Se la comunicazione unidirezionale e l’aggiornamento sulle ultime novità, nel vostro piano di comunicazione, prevale rispetto alle opportunità offerte dagli strumenti per stimolare il dibattito con gli iscritti, è probabile che anche in questa situazione il profilo pubblico sia lo strumento più rispondente alle esigenze determinate dalla campagna” (p.45).
Mi chiedo, su che basi poggia quest’ affermazione?
Entrambi, sia il Gruppo che la Pagina (o Profilo Pubblico), hanno una sezione dedicata alle discussioni (attualmente nella Pagina bisogna aggiungerla, ma è molto facile ed intuitivo) quindi entrambi sono un luogo di dialogo e dibattito, solo che la pagina ha in più degli strumenti / caratteristiche orientate al Marketing.
Quando è stata posta la domanda a Luca Conti su questa criticità, lui ha risposto che la situazione è cambiata lo scorso Marzo, quando è stata aggiunta la funzionalità degli status update per le Pagine o Profili Pubblici (infatti scrivere un libro su una piattaforma in continua evoluzione come Facebook è una bella sfida!).
In realtà le cose non stanno proprio così: sì, è vero che questa nuova funzionalità è stata aggiunta questa primavera, ma tutti i restanti tool (possibilità di aggiungere applicazioni, personalizzazione, analitics, maggiore visibilità delle pagine ecc) erano già presenti da prima.
In definitiva, i Gruppi e le Pagine (Profili Pubblici), sono due strumenti con una natura profondamente diversa: il primo è nato per agevolare la formazione, interazione ed organizzazione di gruppi di interesse, la seconda per permettere a soggetti pubblici, come le aziende, di comunicare, aggregare, promuoversi, creare comunità.
Questo non esclude perentoriamente che il gruppo possa essere utilizzato dalle aziende a scopo di Marketing, ma in maniera creativa e soprattutto, rispettandone la natura di spazio appartenente agli utenti.
Io stessa ne ho portato un esempio: quello della campagna Feltrinelli (sett. 2008) che ho seguito, dove per lanciare un libro ancora non uscito in libreria, la prima mossa è stata la creazione di un gruppo Facebook, dove il nome del gruppo e la descrizione, richiamano valori condivisi e temi trattati nel libro.
Il nome dell’amministratore (Psico Naufraga*) è stato ispirato da una frase del libro da lanciare, mentre la sezione info conteneva il link ad una lending page dove era possibile scaricarsi il primo capitolo del libro in anteprima.
I temi e le discussioni erano sì relazionati al libro (es. le feste, la provincia ecc.), ma il libro non veniva mai citato direttamente.
In un secondo momento, quando il libro è poi uscito negli scaffali e ci sono stati i primi lettori, è stata creata la Pagina (Profilo Pubblico).
In sostanza, un conto è creare un gruppo di interesse, magari sponsorizzato (es. un’azienda che produce biciclette che crea un gruppo di appassionati di bicicletta), che rimane comunque uno spazio dedicato agli appassionati, altro è creare un gruppo dedicato all’azienda, addirittura con il suo nome, come alternativa alla Pagina (o Profilo Pubblico).
Altro utilizzo creativo dello strumento dei Gruppi, potrebbe essere il loro utilizzo da parte delle aziende per avvantaggiarsi di network già esistenti, che corrispondono al loro target di vendita.
Tornando allo stesso esempio di prima, un’azienda di biciclette potrebbe fare una ricerca di gruppi di appassionati di ciclismo, e proporre all’amministratore di comunicare sconti e promozioni dedicati agli iscritti.
Un errore da evitare comunque è, a mio avviso, aprire un gruppo con come nome del brand / azienda – come consigliato nel libro: può essere fuorviante e, se si decide di aprire una pagina per gli ovvi vantaggi sopra menzionati, dispersivo.
Altra criticità del testo riguarda il capitolo 7, dove l’autore propone alle aziende di fare “Cause Marketing” attraverso l’applicazione “Cause”. All’argomento viene dedicato un intero capitolo.
Come ho evidenziato durante l’incontro, quello del Cause Marketing due.zero è un argomento che mi interessa molto e che sto approfondendo.
Luca Conti nel libro propone alle aziende di creare una Causa, ma propone di farlo attraverso il proprio profilo personale. Ecco che si ripresenta lo stesso problema dei gruppi, quello della personalità.
Io suggerisco piuttosto di aggiungere l’applicazione Causes alla Pagina (o Profilo Pubblico aziendale) e creare la causa direttamente con l’identità pubblica.
In questo modo inoltre, l’azienda può comunicare in una sezione apposita della sua Pagina, il suo aderire ad una o più cause.. anche non necessariamente create dalla stessa.
Ecco che si riafferma l’esigenza per le aziende su Facebook di creare una propria Pagina (o Profilo Pubblico).
Inoltre: nel capitolo delle applicazioni non vengono citate le applicazioni che io chiamo “redirect”, cioè che portano l’utente in un sito esterno, dove magari si deve registrare per fruire di un servizio. Questa tipologia di applicazione è molto interessante per le aziende che hanno come obbiettivo quello di ricevere traffico da Facebook.
In generale posso dire che è interessante come è strutturato il libro, una sorta di “manuale per Dummies”, molto chiaro. Mancano forse analisi, approfondimenti con dati e risultati, che sono molto utili ad un’azienda nel decidere quale strategia adottare. Probabilmente l’intenzione dell’autore è propria questa, mantenersi ad un certo livello di semplicità ed operatività.
Mancano degli schemi riassuntivi con il confronto dei vari strumenti.
Interessante invece l’idea di aggiungere delle affermazioni di esperti e blogger, molto utile anche per scopi di pubbliche relazioni / promozione del libro.
… Concludendo, visto che con “Fare business con Facebook” i Conti non tornano.. allora meglio fare gruppo o voltare pagina?
Il fatto è, come poi lo stesso Luca Conti conclude, Facebook è di per se un “libro aperto”, in continua evoluzione con tante novità che c’è il rischio che, anche nel momento in cui scrivo questo post, sia già scaduto!
*Nota aggiunta il 4 settembre 2009: Gli attuali Statment of Right and Responsability (ultimo aggiornamento lo scorsa primavera) richiedono agli utenti di non fornire false informazioni all’interno del loro profilo. Anche se non ci sono controlli reali (se non dietro segnalazione), è giusto presentarsi con onestà con un’identità reale ed essere trasparenti, visto che Facebook è nato e si è sviluppato da network reali. Si consiglia dunque di creare i Gruppi con un profilo personale veritiero ed esistente.