E’ finalmente disponibile il primo video corso su come Guadagnare e fare Marketing (anche Marketing Sociale) attraverso le applicazioni Facebook tenuto, insieme alla sottoscritta, da Roberto Marmo ed Angelo Iacubino, entrambi docenti universitari in informatica ed autori di diversi libri, tra cui, “Creare applicazioni per Facebook”.
Il corso è diretto ai responsabili Marketing e Digital di [...]
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Iran, Green Revolution e Twitter:studio sulle interferenze tra il Web Sociale e la Società
Per completare il mio percorso di studi ho scelto di analizzare le nuove possibilità offerte alla società dai social media e social network. E’ nato così il lavoro che è diventato la mia tesi di laurea “Popoli connessi e governi off-line. La reazione del governo iraniano alla “Green Revolution” via Twitter”.
Mezzi di comunicazione pervasivi e a portata di mano dei singoli individui hanno reso il contesto quotidiano delle nostre vite una rete di contatti facilmente e costantemente attivabili. E’ quanto descritto da Boccia Artieri nel suo saggio SuperNetwork: quando le vite sono connesse (2009).
Allo stesso modo, mezzi di produzione di informazioni sono sempre più accessibili. Il contesto relazionale in cui siamo calati dà la possibilità, secondo quanto detto da Manuel Castells, di generare una autocomunicazione di massa per le masse.
Dunque, l’inversione del processo di produzione di una comunicazione di massa dal one-to-many al many-to-many fa sì che una voce singola, se raccolta e condivisa attraverso social media e social network, acquisti nuova forza con la quale può cercare di far valere i propri diritti anche verso le istituzioni.
Nel mio studio mi sono particolarmente concentrata su ciò che è avvenuto in Iran in occasione delle elezioni presidenziali del 12 giugno 2009. Un popolo oppresso e tenuto sotto scacco dal suo governo attraverso la forza militare e il blocco delle comunicazioni ha trovato comunque il modo, attraverso i Social Network, di far sentire la propria voce e di chiedere sostegno a quell’”Altro Generalizzato” costantemente presente: il “pubblico attivo” nei Social Media.
I due candidati favoriti erano Mahamud Ahmadinejad, presidente uscente ultraconservatore, e Mir Hossein Mousavi, riformatore e primo ministro della Repubblica Islamica dall’81 all’89.
Se da un lato Ahmadinejad ha cercato in tutti i modi di inasprire i già forti controlli del governo su siti web e blog, dall’altro Mousavi ne ha fatto un punto di forza per la sua campagna elettorale, che ha svolto in gran parte su diversi Social Network tra cui Facebook, Twitter, Flickr, You Tube, delicious.
Sebbene gli exit poll dessero vincitore il riformatore Mir Hossein Mousavi, Mahamud Ahmadinejad viene riconfermato presidente.
Sono nati, così, sospetti di brogli elettorali e nonostante le violente repressioni sia fisiche che mediatiche da parte del governo, il movimento di protesta continua, prende vita e si alimenta sul web.
Foto, video, testimonianze delle violenze compiute dalla polizia sui manifestanti sono state pubblicate sul web insieme a vari tipi di istruzioni: come evitare i posti di blocco dei pasdaran, come riconoscere le trappole, come difendersi dai gas lacrimogeni, prime istruzioni di soccorso a feriti, luoghi e date delle manifestazioni e comunicati ufficiali dal leader dell’opposizione Mousavi.

Le informazioni prodotte in loco dai singoli sono state diffuse a livello globale, attraverso link, condivisioni e ri-pubblicazioni entrando anche nel sistema dei mainstream media internazionali. Questi, infatti, si sono trovati costretti ad attingere alle informazioni presenti in rete e prodotte dai manifestanti per via delle forti restrizioni e minacce attuate dal governo iraniano verso i giornalisti esteri. Entrando nel sistema dei media il movimento è così cresciuto, ha potuto auto-osservarsi, rinforzando la propria identità e di conseguenza la resistenza.
Facebook, Twitter, YouTube, Flickr e Blog hanno permesso che la protesta si virtualizzasse diventando globale perché per partecipare era sufficiente un semplice click di condivisione o re-tweet o like.
Una volta raggiunto il globale il movimento di resistenza è tornato ad essere “locale” generando dei veri e propri precipitati di resistenza facendo nascere manifestazioni di potesta solidale in paesi molto lontani dal”Iran.
In seguito a questi avvenimenti il governo iraniano ha messo in atto delle strategie sia politiche interne sia comunicative, che possono essere riconosciute come comportamenti volti a placare la protesta, a migliorare l’immagine internazionale dell’Iran, più cupa che mai, e a non perdere consensi tra quelle persone non direttamente coinvolte nella protesta.
Siamo forse di fronte alla conferma che attraverso i Social Network si stiano delineando i contorni di un nuovo soggetto sociale e politico, effimero, locale e globale, fatto di singoli interconnessi; con il quale, se attivato, le istituzioni sono costrette ad interagire e con il quale devono imparare a rapportarsi?
Da pochi giorni Google diventa Social con Buzz.. e già fa un passettino indietro.
Gmail apre le porte alla condivisione in tempo reale ideando Google Buzz,un servizio di microblogging che è stato associato a Twitter e FriendFeed. La posta elettronica di Google si sta così evolvendo assumendo le caratteristiche di un Social Network.
Già nel 2008 una ricerca Nielsen, aveva evidenziato che il numero utenti degli utenti frequentatori dei Social Network aveva ormai superato quello delle persone che fanno uso della posta elettronica; davanti ad un dato del genere Google non poteva far altro che prenderne atto e rivoluzionare Gmail e renderlo più “social”.
Infatti i 176 milioni di utenti Gmail in questi giorni,stanno ricevendo il nuovo servizio che a prima vista si presenta con una nuova etichetta, che si pone proprio al di sotto di quella della Posta in arrivo.
Con Google Buzz è possibile scrivere dei post in tempo reale che possono essere Pubblici o Privati, ma l’ordinamento di quest’ultimi non è cronologico.
Il funzionamento di base include la possibilità di aggiungere contenuti audio o video e uno dei punti di forza è l’integrazione di Buzz con i tutti servizi di Google e non solo: Picasa, YouTube, Google Reader ma anche Twitter e Flickr.
Le peculiarità del nuovo servizio di Google non si fermano solo a quanto detto: Google Buzz offre infatti un servizio di localizzazione chiamato “Google Buzz per cellulari“ che è in grado di integrare le informazioni condivise con la geolocalizzazione, offrendo nuove opportunità di comunicazione in mobilità. Presto Google Buzz in versione mobile sarà disponibile anche per Smartphone BlackBerry, Nokia S60 e dispositivi dotati di Windows Mobile.
Il servizio si arricchirà poi di sempre nuove funzionalità, infatti anche esso si basa su un sistema Api aperto. Per gli sviluppatori interessati ad arricchire Google Buzz con nuove idee e funzionalità, è già possibile prendere parte al “ Buzz API Group”.
Come ogni novità,cè chi ha accolto entusiasticamente Google Buzz e chi invece ne ha evidenziato delle criticità. Il problema principale sentito da molti è quello del rispetto della privacy.
Inizialmente la rete di contatti seguiti (“followed”) era creata in automatico partendo dai destinatari della posta elettronica, fino a espandersi come in Facebook o Twitter per avere una lista di “follower“.
Quando giorni fa il servizio è stato lanciato, infatti, era attiva la funzione di “auto-following”, che rendeva accessibili i commenti inseriti su Buzz dagli utenti, a tutti i destinatari degli indirizzi della propria rubrica Gmail.
E’ proprio di oggi la notizia che Google, in risposta alle polemiche, ha sostituito l’”auto-following” con un semplice, e più rispettoso, sistema in base al quale il “follow” viene semplicemente suggerito.
Tale novità permetterà quindi agli utenti un maggiore controllo sull’accessibilità ai propri contenuti.
E lo Spot su YouTube è sempre più di casa.
Il programma Partnership di YouTube, la ricetta del Social Network contro la crisi degli introiti derivanti dall’inserimento dei link sponsorizzati “AdSense” (“solo” 200 milioni di euro nel 2008) sta avendo successo, e gli utenti sembrano ben recepire questa novità.
Aderendo al programma, gli utenti possono monetizzare i loro contenuti video caricati sul Social Network scegliendo di inserire al loro interno uno spot pubblicitario. Il ricavato generato è quantificato secondo la foruma del PPV – Pay Por View, e cioè in base al numero di visualizzazioni che esso avrà.
Attualmente possono partecipare al programma solamente coloro che vivono negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito, in Giappone, in Australia, in Irlanda, in Germania, in Francia o in Brasile.
La sperimentazione in Usa è partita da più di un anno, e successivamente, si è estesa anche agli altri paesi coinvolti, come già trattato nell’articolo “Spot video ed interattivi online“.
Dopo la prima fase di test, i risultati sembrano ottimi, ed i “Video Maker Fai-da-te” del Social Network sono stati in grado di guadagnare fino a 100 mila dollari l’anno come è successo a Michael Buckley consulente musicale del Connecticut, che ha inserito su YouTube dei video con delle sue performances comiche.
Attualmente solo il 3% del materiale video inserito su TouTube aderisce al programma Partner, ma visto il successo il programma verrà allargato a tutto il mercato. (Dati “La Repubblica. Affari & Finanza”, lun. 16 Febbraio p. 24).
I tecnici YouTube intanto stanno studiando diverse possibilità di integrazione del messaggio pubblicitario con i contentui , al di là del semplice Pre o Post Roll (spot inseriti all’inizio o alla fine del formato) che in ogni caso provoca un’interruzione della fruizione del messaggio da parte dell’utente, in modo che sia il meno invasivo possibile.





