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Il Rapporto Italia 2009 di Eurispes, Istituto di Studi Politi Economici e Sociali, traccia il quadro della presenza degli italiani su Facebook. Ne riporto i tratti salienti:

“Nonostante il 38,1% degli italiani dichiari di non essere iscritto a Facebook, è significativa la percentuale di quanti utilizzano questa forma di comunicazione (30,7%). Quindi tre italiani su dieci contribuiscono con la loro presenza virtuale ad alimentare quello che da più parti è stato definito il “fenomeno del millennio”. C’è, poi, un 31,2% che non conosce il significato di questo termine e rimane, probabilmente, legato a mezzi di comunicazione e relazione di tipo tradizionale.
Soprattutto i giovani tra i 25 e i 34 anni e quelli tra i 18 e i 24 anni (rispettivamente il 53,7% e il 52,7%) a sperimentare questo nuovo strumento di comunicazione, che, permettendo la condivisione di interessi, esperienze e desideri, consente loro di coltivare vecchie e nuove amicizie.
Tra i non iscritti a questo social network prevalgono, invece, i 45-64enni (44,6%), mentre non hanno mai sentito parlare di Facebook soprattutto gli ultra65enni (65%).
Il numero più consistente di iscritti a Facebook si rintraccia tra coloro che risiedono nelle Regioni centrali della nostra Penisola (39,3%). Al contrario, tra i non iscritti spiccano gli abitanti del Nord-Est (49,5%). Infine, non sono informati sul “fenomeno Facebook”, in prevalenza, gli italiani delle Isole (48,7%).
Ben il 63,1% degli italiani ritiene che esso sia utile in quanto permette di ritrovare vecchi amici.
Probabilmente, proprio perché svolge questa importante funzione, Facebook non viene ritenuto una perdita di tempo (45,8%). Esso, invece, non viene ritenuto un mezzo utile per fare nuove conoscenze (51,9%), per essere informati su eventi di proprio interesse (54,7%) e per passare il tempo (55,3%).
Il 47,9% degli italiani crede che esso metta a rischio la privacy. In particolare, si parla di social risks, poiché, nel preciso momento in cui si mette in Rete un’informazione personale, se ne perde il controllo, con il rischio che dati delicati finiscano per entrare in possesso di sconosciuti.
I giovanissimi (18-24 anni) sono coloro i quali credono, in misura maggiore rispetto agli altri, che Facebook sia uno strumento utile per ritrovare vecchi conoscenti (72,1%) e passare il tempo (49,6%).
Al contrario, sono i meno propensi a credere che esso consenta di stringere nuove amicizie (56,6%).
Gli italiani che hanno un’età compresa tra i 25 e i 34 anni sono i più convinti che Facebook non abbia la funzione di informare su eventi di proprio interesse (58,4%) e che rappresenti, pertanto, una perdita di tempo (53,1%), al contrario dei 18-24enni (51,2%), 45-64enni (48,3%), 35-44enni (47,4%) e ultra 65enni (42,9%).
Più affascinati dalle potenzialità dello strumento che preoccupati per i possibili rischi ad esso associati, i giovani con età compresa tra i 18 e 24 anni (51,9%) sono quelli più inclini a considerarlo non dannoso per la privacy, seguiti dai 35-44enni (44,7%). Di parere opposto sono, infine, gli ultra 65enni (54%), i 25-34enni (53,5%)e i 45-64enni (42,8%).”

In sostanza, Facebook viene vissuto non tanto come strumento esplorativo, per trovare nuove amicizie ma interessi. Al contrario esso è utilizzato per rinnovare e rafforzare le relazioni che già hanno nella vita reale..

Nulla è fittizzio su Facebook, la vita reale viene riprodotta o meglio, quello che avviene è una estensione. Su Facebook avviene una sorta di rafforzamento, nel senso dell’utilizzo di uno strumento in più, delle interazioni, con i conoscenti, gli amici, gli affetti.. ma anche con le proprie passioni, le ideologie, i propri idoli ed anche i brand preferiti attraverso la diffuza usanza dell’iscrizione ai gruppi di interesse o alle Fanpages.

Gioia Feliziani

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